Della sua terra natale Alfio Tabarrini eredita e trasmette la cromatica felicità del paesaggio, il colloquio armonioso di pietre, case, strade, edicole e chiese con la flora che le abbraccia. Nei suoi “bassorilievi in legno” (di tiglio, che bene si oppone ai tarli) traduce gli aspetti minuti e consueti dell’architettura domestica della sua Trevi, con l’evidente nostalgia d’una realtà urbanistica che ha retto all’aggressione del tempo e che, nella sua ferma solidità –
se rispettata – potrebbe continuare a dar testimonianza di una civiltà dalle radici profonde.
Il suo amore per la tradizione lo porta a recuperare e mettere in uso pietre e mattoni secolari, frammenti di antiche travi, che supportano e impreziosiscono le sue immagini.
Se il Tabarrini intagliatore di legno e’ quasi ossessivamente attento a restare entro i confini di realtà strutturali, nella sua pittura egli da’ libero sfogo ad una ilarità espressiva che forza i confini di mura e strade, apre porte e spalanca finestre, per lasciare che i colori della sua tavolozza sciamino senza costrizioni schematiche, spinti dall’impeto di una fantasia affrancata da scuole ed esempi.
E’ il colore del vento quello che urta improvviso contro quelle stesse strutture così amorosamente fissate negli intagli. Qui, nelle sue tele, dove spesso vernici e materiali vari (come stoffe e tessuti vetusti) sono messi al servizio di originali invenzioni compositive, il colore scheggia di scintille luminose. Non è senza significato che Alfio Tabarrini, figlio dell’Umbria chiusa al mare, inveli barche all’abbrivo negli ampi spazi d’aria che sovrastano i suoi “ritratti trevani”.
Dalle pareti interne ed esterne della sua angusta bottega nella via dove egli le espone per mostrarle, le sue opere reclamano l’attenzione per la vivacità dei colori, la spavalda originalità del segno.
Manifesti felici di una creatività sorgiva, prepotentemente affermata, i suoi dipinti si affiancano agli intagli in una giustapposizione che esalta la libera – effusività – degli uni e la meticolosa perizia degli altri. Prove concrete di una conseguita abilità esecutiva che bene corrisponde alla naturale vocazione di un artista vero come la terra che lo ha generato. Lo sostiene, nella sua continua ricerca, l’interesse suscitato in collezionisti d’ogni paese, dall’Italia fino alle lontane Americhe.
Vincenzo Labella