A. Fantosati (biografia di d.Oreste Grifoni)

Mons. Antonino Fantosati

pagina in elaborazione

(Fantosati di Grifoni)

Nota:Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina: se non c’è spazio con la parola che segue significa che essa era stata divisa e nel testo originale risulta in parte nella pagina precedente.
Nella trascrizione sono stati corretti gli evidenti errori materiali .

Son già parecchi mesi che, sull’ali del telegrafo, ci arrivava la dolorosa notizia di una nobilissima vittima della barbarie cinese: di Monsignor Antonino Fantosati, vescovo dell’Hu-nan (t). Il mondo giornalistico ripetè con ammirazione il suo nome, lo disse grande, ma cause, facilmente indovinabili, gl’impedivano di descrivercene ampliamente la vita. Io, vissuto vari anni in quella villa, in cui ebbe i natali il martire, commosso dalla venerazione mondiale di cui fu circondato, e dalle lagrime di un popolo, (1) Il martirio di quest’apostolo della Cina avvenne il 6 Luglio dello scorso anno, e fu telegrafato in Italia, qualche giorno più tardi, dal console italiano di Scang-hai. 4 che, ricordandolo, lo benediva, concepii il pensiero di dare qualche notizia sulla sua vita., e, a questo scopo, non solo interrogai la tradizione del paese natio; ma feci tesoro delle notizie datemi da persona, mia amica (1), la quale cooperò ardentemente, col povero estinto, all’educazione sia religiosa che civile del popolo cinese. (2) Queste pagine che vengono alla luce, alla distanza di parecchi mesi dalla dolorosa scena di sangue, quando cioè la cosa – mi si permetta la frase – non è più palpitante d’attualità, perderanno di molto all’occhio degli scrittori mestieranti; ma è certo che ragioni di prudenza e di precisione storica esigevano tempo, prima di poter parlare di un uomo che, benemerito della civiltà, avrà il sacrosanto diritto di passare alla storia. E queste poche ragioni, giustificanti il ritardo della mia modesta pubblicazione, saranno tanto più valevoli, se per poco si rifletta, che da più tempo in mezzo al popolo cinese è invalso l’uso di, far morire chi non ebbe la sventura di toccar la mano ghiacciata della morte, ma, conte direbbe il divin poeta:

E mangia e beve e dorme e veste panni.

Tutti ricordano le famose bubbole telegrafate in Europa, nello scorso anno, sulla sorte delle- legazioni straniere a Pechino! (1) P. Leonardo da Piedilama, attualmente del Convento, La Chiesa Nuova, di Assisi. (2) Mi son valso anche di alcune lettere – poste in fine del li briccino – dirette dal povero Martire alla sua famiglia in S.Maria in Valle di Trevi. 5 Comunque, mi lusinga il pensiero che queste pagine non passeranno inosservate, perchè, se farò del mio meglio per mettere in rilievo la figura. maschia di un martire, che rassomiglia ai primitivi del cristianesimo, illustrerò pure, in pari tempo, un degno figlio di quel Serafico Patriarca, …………………………. la cui mirabil vita Meglio in gloria del ciel si canterebbe. (Dante)

Mons. Antonino Fantosati nacque a Trevi, e precisamente nella vicinissima villa di S. Maria in Valle, da poveri genitori, Domenico Fantosati e Maria Bonpadre, il 16 Ottobre del 1842. La tradizione di questo villaggio ci dice che Antonino, nella sua fanciullezza, era buono, docile, attento agl’insegnamenti della. mamma, la quale amorevolmente 1’istruiva nell’orazione e nei rudimenti della fede. Ma di costituzione fisica era debole; malaticcio, pallidissimo, e così sensibile che, dinanzi a una riprensioue un po’acerba de’suoi, si faceva in viso come un panno lavato, e, di un subito, cadeva a terra tramortito. Il babbo, per avere un pietoso riguardo alla sua salute, lo dispensava dai lavori dei campi e, ben volentieri, l’affidava alle cure dei PP. del Convento di S. Martino di Trevi, i quali gl’ispiravano amore alla virtù, e l’iniziavano nella via degli studi. Giovanissimo si sentì chiamato, com’egli diceva, a lavorare 6 nella vigna del Signore e a far parte di quella, famiglia che si lega (1) all’umile capestro. Un bel giorno s’inginocchia davanti al padre e alla madre, chiede la Benedizione, saluta i fratelli, e, tra, le lacrime de’suoi e degli amici, dice addio al paesello natio e va nel Convento dei PP. Minori della Spineta: quivi è per lui il luogo del noviziato.Fa poi glistudi a Cerreto di Spoleto, a Celleno, a Roma, a Carpineto. Professa il 28 Luglio 1862 e offre a Dio la prima Ostia di pace, il 13 giugno 1865, nella Chiesa del Convento di Carpineto. Notevole il fatto che, mentre dimorava in questa cittadina la sua bontà, la sua mitezza e la gentilezza de’suoi modi, gli guadagnarono la stima e 1’affezione grande del Conte G.B.Pecci fratello dell’attuale Pontefice che volle assisterlo come padrino nella prima Messa, e 1’onorò poi della sua amicizia, per tutta la vita. Nei primi mesi del 1867, il P. Antonino si trovava a, Roma nel Convento di. S. Francesco a Ripa. Ed ceco che un giorno il suo Superiore, P. Bernardino da Portogruaro, Procuratore Generale dei Riformati faceva appello alla carità de’ suoi religiosi e specialmente del P. Antonino, onde avere missionari per la Cina. Si racconta che il P. Antonino, rivolgendosi a lui con un fare allegro, proprio del suo carattere, rispondesse: ______

(1) Dante, Parad. Cant. XI, v. 85: Indi sen va quel padre e quel maestro Con la sua donna, e con quella famiglia, che già legava l’umile capestro

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(l) Lettere di C. Galiardi (19 Aprile, 22 Maggio, 19 Luglio 1848) all’abate Rosmini.

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(1) Quest’aneddoto ho sentito più di una volta raccontare dal Francesconi.

<9>

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Note

1)