Categoria: Da sapere

  • Artisti – Adelmo Testa

    Adelmo Testa

    (16/7/1920 – 11/2/2010)

    Nato a Spoleto il 16/7/1920, ultimamente risiedeva in Foligno.

    Deve considerarsi un artista di Trevi poiché qui ha vissuto sin dal 1925 e qui ha prodotto i lavori più significativi.

    Varie suo opere arredano abitazioni private e molte sono esposte in uffici pubblici

    Madonna con Bambino

    Borgo Trevi – Bar Janis ora (2012) traferito altrove

    S. Giovanni Bosco

    Quest’opera recente stata eseguita per gli ex allievi salesiani di Trevi e donata al Rettor Maggiore dei Salesiani nel maggio del 2003.

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    503

  • Famiglia Toni

    Famiglia

    Toni

    Stemma della famiglia Toni

    * Stemmi delle famiglie patrizie, 1787

    Trevi, Archivio Comunale (foto 1996).1

    Lo stemma qui esposto [che confermava, con una brisura, lo stemma che, già da secoli, identificava la Famiglia nello spoletino] è tratto dal Codice degli stemmi delle famiglie patrizie che fu compilato a seguito della risoluzione presa nel 1792 dal Consiglio di credenza, a completamento del nuovo ordinamento della Città Nobile di Trevi ricostituito, con la Bolla del 24 agosto 1787, da PIO VI: grazie alla detta Bolla la Famiglia trevana dei TONI [dal 1661 già aggregata al patriziato di Spoleto] era allora aggregata al (con la stessa bolla costituito) patriziato trevano; successivamente la Famiglia, dallo stesso PIO VI, nel 1789, veniva elevata al grado comitale [figurando così, nel detto Codice, l’arma di Famiglia definitivamente timbrata da corona comitale] e, sempre dallo stesso PIO VI, nel 1791, veniva poi insignita del Cavalierato ereditario [e come tale sempre considerato anche per tradizione familiare] dello Speron d’Oro (Milizia Aurata). Coi primi dell’800 – nell’ambito dell’esercizio di uno specifico istituto del diritto nobiliare pontificio, quello della “surroga”, esercitatosi a favore di altro ramo nobile della stessa Famiglia TONI [quello toscano, insediato a Cigoli] – la detta arma gentilizia [completa del motto che l’accompagnava, NESCIT OCCASUM] è poi adottata dal detto ramo surrogante [al quale, infatti, fu fatto obbligo, tra gli altri assunti, di abbandonare l’arma dallo stesso fino ad allora utilizzata, mentre a “bilanciamento” fu consentito allo stesso di continuare l’utilizzo, avviato fin dai primi del 700, del predicato “di CIGOLI”, così restando, per il futuro, TONI di CIGOLI il nome d’uso specificante il citato ramo toscano che aveva surrogato il ramo trevano].

    La Famiglia tutt’oggi rappresentata – e che con riferimento alle proprie vicende nobiliari, ha conservato un’esclusiva sottoposizione al diritto nobiliare pontificio, e conseguentemente, con le riforme poi intervenute [anche con l’abolizione del patriziato, soprattutto] ad opera di Leone XII, vede ora il titolo di Conte [sul cognome] accompagnato da quello di Nobile di Spoleto e Nobile di Trevi oltre al Cavalierato Ereditario dello Speron d’Oro (Milizia Aurata) – di generazione in generazione continua, a distanza di secoli, ad essere distinta ed identificata dall’arma, timbrata da corona comitale, qui esposta. Araldicamente parlando, l’arma di Famiglia è così blasonata: semitroncato partito nel 1° di rosso, nel 2° d’argento, nel 3° di verde; lo scudo è a punte ed è timbrato da elmo in argento con svolazzi di colore rosso, verde, azzurro e da corona comitale composta da un cerchio d’oro ornato di pietre preziose, rialzato da 16 punte d’oro (9 visibili) sostenenti ognuna una grossa perla; il motto “NESCIT OCCASUM” è da considerarsi posto sotto lo scudo.

    Si aggiunga che l’arma è ora utilizzata anche come logo e marchio della “Fondazione Conti TONI di CIGOLI”, come promossa e costituita dalla Famiglia [tra l’altro] al fine sia di valorizzare lo studio e la conoscenza del patrimonio culturale rappresentato dagli archivi, dalle collezioni, dalla biblioteca e dai materiali in genere relativi alla storia – anche araldico, genealogica, nobiliare e religiosa – della Famiglia stessa che di tutelare e valorizzare [compatibilmente con i diritti di terzi] la realtà storicizzata di Palazzo TONI in Trevi, riflesso delle scelte culturali e degli interessi delle generazioni della Famiglia che lo hanno abitato, cosiccome di Palazzo TONI in Spoleto: il tutto in una prospettiva che tenga conto del Terzo Millennio e quindi orientata alla promozione di una coesione sociale con una precipua attenzione rivolta alle comunità con cui la Famiglia comitale condivide la propria storia.

    Infine, l’arma è ora anche utilizzata anche come logo e marchio della “Conti TONI di CIGOLI società agricola a responsabilità limitata” parimenti [ed in parallelo con la detta Fondazione] promossa e costituita dalla Famiglia [tra l’altro] per proseguire una tradizione di imprenditoria agricola che la vede sin dagli inizi del ‘700 ancora dedita alla olivicoltura sulle terre di Famiglia trevane [a partire da quelle in Bovara]; per l’olio di eccellenza prodotto [ed è anche sopravvissuto lo storico frantoio al piano terra di Palazzo TONI, in Trevi] – è rimarchevole la circostanza che vide la Famiglia, nei pontificati di PIO VI e PIO VII, operare come “Fornitore Pontificio”.

    Dalla sua conferma con PIO VI, l’arma gentilizia è stata dalla Famiglia sempre identificativamente usata con fedeltà rispetto a quanto riprodotto nel detto Codice degli stemmi trevano, tanto da non accollare alla detta arma alcuna delle diverse onorificenze di cui nel corso dei secoli la Famiglia è stata insignita [non solo quelle a carattere personale susseguitesi nel tempo a favore dei suoi membri, ma neppure quella della Milizia Aurata, che, come sopra richiamata, è a carattere ereditario].

  • Tratti di diritto nobiliare pontificio in Trevi, attraverso le vicende dei conti Toni

    I Venerdì della Storia Trevana

    Venerdì 27 ottobre 2017, ore 17

    Trevi,Palazzo Toni – Argenti, Via Cavour

    Conferenza

    Tratti di diritto nobiliare pontificio in Trevi, attraverso le vicende dei conti Toni

    Relatore: C.te Prof. Franco Silvano Toni di Cigoli

    17X

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  • Trevi Premia 2013

    TREVI PREMIA 2013

    Fabio Bussotti

    Teatro Clitunno

    Sabato 19 ottobre 2013

    ore 17,30

    Programma della manifestazione

    Saluti

    Franco Spellani Presidente Associazione Pro Trevi
    Bernardino Sperandio Sindaco del Comune di Trevi
    Mons. Oreste Baraffa Priore di S. Emiliano in Trevi Delegato Arcivescovile per la Pastorale della Cultura
    Ing. Claudio Ricci Presidente dei Siti e Beni Italiani “Patrimonio Mondiale” UNESCO
    Vincenzo Labella Produttore, sceneggiatore e regista

    Interventi

    Laura Fo Attrice
    Stiefano Caprioli Musicista
    Dott. Marco Vinicio Guasticchi Presidente della Procincia diPerugia consegnerà il Premio

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  • Trevi Premia 2017

    TREVI PREMIA 2017

    Suor Marcella

    (Filomena Feliziani)

    Teatro Clitunno

    Sabato 21 ottobre 2017

    ore 16,30

    Programma della manifestazione

    Saluti

    Bernardino Sperandio Sindaco di Trevi
    Isabella Burganti Pro Trevi
    Francesco Landi Sindaco di Sarteano
    Don Jozef Gercak Parroco di S. Emiliano in Trevi

    Interventi

    Don Fabrizio Ilari Parroco di Sarteano
    Rosanna Pugnalini Presidente della Commissione per le Pari Opportunità della Regione Toscana
    Piergiorgio Zappelli Cittadino di Trevi che ha condiviso l’esperienza di
    Suor Marcella in Guatemala
    Consegna della Medaglia d’oro a suor Marcella
    Coordina: Ambra Cenci

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    17X

  • Villa Fabbri

    Villa Fabbri a Trevi

    Pagina in elaborazione

    Pubblicato in “Diomede”, Rivista di cultura e politica dell’Umbria, n. 15, 2010, pag.121 Le foto riprodotte nella rivsta in toni di grigio, sono state sostituite con le originali a colori. Sono state aggiunte altre foto non pubblcate nell’articolo a stampa peresigenze tipograifche. Si ringrazia per l’ospitalita la redazione della rivista, che ora ha sospeso la pubbblicazione, e si formulano voti per una sollecita ripresa.

    Situata quasi a ridosso delle mura urbiche, sul lato sud di piazza Garibaldi, che è il sorprendente spazio pianeggiante quasi alla cima del colle, costituisce un felice raccordo tra il paesaggio urbano e la campagna circostante, con terrazze digradanti fino all’oliveto. Le sale con volte dipinte, ottimamente conservate, il parco con piante ornamentali ed esotiche e la posizione splendidamente panoramica con vista sulla valle sottostante fino a Spoleto, ne fanno uno dei luoghi più attraenti di Trevi.

    La costruzione, giacente su un terreno in pendio, è disposta su tre livelli: il piano nobile è alla quota del suolo verso nord, (Foto n. X -File: FacciataNord.jpg) mentre dall’altro lato la facciata è più imponente poiché è a vista anche il piano sottostante che verso nord è

    interrato. (Foto n. X -File: VistaSudEst.jpg)

    É indicata con nomi diversi, derivanti dalle famiglie che l’hanno posseduta attraverso quattro secoli. Edificata da Gerolamo Fabbri nei primi anni del Seicento, passò poi ai Venturini e quindi agli Onofri e Roncalli di Foligno, ai Carrara o Carrara- Rodiani di Terni, ai conti della Porta di Roma. Nel 1891 fu acquistata dal vescovo Mons. Hais per il Collegio Boemo e negli anni Trenta passò al Collegio Etiopico che la detenne fino agli anni Ottanta. Essendo quindi frequentata da insegnanti e studenti etiopi e pertanto di pelle scura, venne chiamata anche villa dei Moretti. Dal 2008 viene stranamente usata la denominazione “Villa Fabri”, senza la doppia. Non più utilizzata dal 1986, fu successivamente rilevata da un privato e nel 1999 è stata acquisita dal Comune di Trevi. Dopo vari interventi di restauro dell’edificio e del parco dovrebbe diventare la sede della Rete regionale “Ville, Parchi e Giardini”. Il piazzale inferiore, con magnifica vista sulla valle, viene attualmente utilizzato per spettacoli all’aperto, usando come fondale naturale la bella fontana-ninfeo. (Foto n. X- file: FacciataSud.jpg)

    2Nel 1594 Gerolamo Fabbri, di distinta famiglia originaria dall’omonimo castello e al culmine della sua carriera essendo capo notaro della Camera Apostolica pontificia, cominciò ad acquistare terreni per la costruzione della villa “per il piacere della sua vecchiaia, dei suoi discendenti e della comunità”, come recita una lapide recentemente riscoperta. L’impresa ebbe costi probabilmente superiori al previsto raggiungendo la ragguardevole cifra di quindicimila scudi, tanto che alla morte del Fabbri (1638) rimanevano ancora da estinguere pesanti debiti, saldati poi dai figli con la vendita della villa ai Venturini nel 1645. Nel 1603 l’opera era compiuta e sicuramente fu più ornata di quanto oggi possiamo osservare poiché il Natalucci, alla metà del settecento, ne lamentava il degrado, specialmente delle “muraglie” e delle fontane, ma comunque è stata sempre una dimora prestigiosa, tanto che nel 1713 vi fu ospitato il vescovo Lascaris, in occasione della visita pastorale. Nel 1597 il Fabbri aveva ottenuto dal comune la concessione dell’acqua, per gli usi domestici e per l’alimentazione delle cisterne e fontane , con derivazione dalla fonte pubblica della vicina piazza “del Lago” ove terminava l’acquedotto medievale, che fu per Trevi il principale rifornimento di acqua fino al 1926. Tale concessione era riservata alle comunità e a pochissime grandi famiglie.

    I vari passaggi di proprietà sopra menzionati non hanno apportato al complesso apprezzabili modifiche fino al 1891, quando fu acquisito dal Collegio Boemo che operò vari interventi. L’edificio originale, per rispondere alle nuove esigenze del collegio, fu affiancato da un altro corpo che lo unisce al muro di cinta prospiciente le mura medievali di Trevi. L’aggiunta, che pure non disturba molto la vista dell’insieme, ha alterato la perfetta simmetria dell’originale che, attorniato dal verde, aveva due gradinate esterne di raccordo con il piazzale inferiore. L’intervento ha interrotto malamente la scalinata del lato ovest, sacrificando l’estetica alla funzionalità, peraltro migliorata con la costruzione di varie stanze e di un’ampia scala interna in sussidio della elegante ma scomodissima scaletta a chiocciola che termina nel caratteristico abbaino. Anche il parco fu modificato. Sicuramente esisteva un viale fiancheggiato da varie statue, probabilmente non più in buono stato, i cui resti giacquero a lungo seminterrati vicino alla casa del custode e ora forse definitivamente scomparsi. Al piano inferiore della nuova costruzione aggiunta dai Boemi, al livello del piazzale sud la cappella merita particolare attenzione per la ricca e particolarissima decorazione, opera di pittori stranieri seguaci della scuola del Beuron. (Foto n. X – File: Cappella1.jpg oppure Cappella2.jpg)

    4Questo movimento, specificamente nato come espressione di arte sacra, dapprima ignorato anche in ambito ecclesiale, è oggi riconosciuto come precursore di movimenti artistici sorti tra Otto e Novecento. Fu fondato, nell’omonimo castello in Svevia sede di un antico monastero benedettino, dal monaco Don Desiderio, al secolo Peter Lenz, che a Roma aveva maturato l’idea di una nuova forma d’arte capace di esprimere con forza precisi contenuti cristiani. Seguaci di questo movimento operarono in molti Paesi europei e anche in America, mentre in Italia non si conoscono opere riconducibili alla scuola del Beuron, se non nella cripta dell’abbazia di Montecassino, dipinta nel 1913. Pertanto le opere della villa di Trevi si possono considerare come un’interessantissima ”isola artistica” assolutamente originale, Nella cappella si trova la firma del pittore “B.Čila, Praga, 1912” , fatto insolito per le regole della “scuola” (Foto n. X-File: Cappella3.jpg ) e sicuramente dello stesso autore era un tondo in una stanza al secondo piano, purtroppo perduto nei recenti restauri. Raffigurava una Madonna con Bambino, S. Giovanni Evangelista e S. Ruzenia Limanska ed era datato 1912. (Foto n. X- File: Madonna.jpg)

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    Le pitture esterne, ascrivibili alla stessa scuola, ma di due anni posteriori, sono di altra mano, forse del monaco benedettino Pantaleo Mayor . Sulla facciata nord, quella che si affaccia verso piazza Garibaldi, vi sono raffigurate vedute panoramiche di sei città della Boemia, ridotte ormai a disegni monocromi, ma negli spigoli in alto permangono labili tracce di colore azzurro che denotano una ben diversa impostazione cromatica originale. I nomi delle sei città, riportati nei cartigli sottostanti, sono: LITOMERICIVM (Litomérice) BRVNA (Brno), OLOMVCIVM (Olomouc), PRAGA, REGINA ERADECIVM (Hradec Králové) BOEMO BVDVICIVM (Ceské Budéjovice). Regina Eradecium era la sede della diocesi del vescovo Hais che acquistò la villa per donarla al Collegio Boemo, come si evince dalla lapide sopra la porta d’ingresso. La facciata sud mostra all’altezza dell’ultimo piano due fasce decorate. (Foto n. X- File. FacciataSudPart.jpg)

    6Le decorazioni pittoriche all’interno sorprendono per la loro conservazione. Purtroppo non se ne conosce l’autore. Lo storico locale Durastante Natalucci le giudica di “finissima mano, creduta da alcuni del Zuccari e del Baroccio, da altri del Salimbene”. Un’iscrizione, che il Natalucci ritiene coeva alla costruzione della villa, ma poi successivamente modificata con l’apposizione dello stemma dei Venturini e l’aggiunta di diverse righe, forse anche in sostituzione di quelle originali , attribuisce la decorazione all’epoca del primo proprietario ma alcuni particolari, quali i vari stemmi appartenenti a famiglie che si sono succedute nel possesso della villa, sono stati successivamente ridipinti come appare chiaramente nel salone ove alcune insegne non coprono completamente quelle raffigurate in origine. Anche la scena centrale del soffitto dell’atrio, che secondo alcuni autori rappresenta la Gloria, potrebbe essere stata sostituita al passaggio della proprietà ai Venturini, in quanto il motto sottostante “invidiam calco et fortunam supero” si adatta perfettamente allo stemma di questa famiglia nel quale campeggia un piede posato sopra un globo. Anche l’ingresso all’atrio dovrebbe essere stato modificato rispetto all’originale, forse completamente aperto sul piazzale, poiché i due archi laterali all’ingresso attuale sembrano tamponati successivamente alla costruzione primitiva. Nell’atrio, oltre alla scena citata, sono raffigurate le allegorie delle quattro stagioni con i relativi segni zodiacali, sorprendenti scenette di vari giochi di bambini e nelle lunette graziosi paesaggi di maniera. La sala a destra di chi entra illustra gli episodi biblici del profeta Daniele. Al centro: il Convito di Baldassarre (Foto n. X- file: Banchetto.jpg); ai lati: l’Impostura dei sacerdoti di Belo, il Dragone adorato dai Babilonesi, Daniele nella fossa dei leoni, i leoni che sbranano i suoi persecutori. In calce alla pittura centrale e in cartigli sopra i quadri laterali, sono riportati i versetti biblici a cui le scene si riferiscono. Nelle vele agli spigoli figure allegoriche che rappresentano la Religione, la Pazienza, l’Astinenza e la Perseveranza. Quest’ultima scena è stata recentemente danneggiata da infiltrazioni d’acqua.

    Nella stanza successiva, che si affaccia a sud verso la valle, sono raffigurate al centro la Religione (speculvm principvm) e ai lati la Letteratura, il Matrimonio, l’Arte Militare e la Caccia.(Foto n. X- File: Religione.JPG). Nei pennacchi agli spigoli, entro ovali, puttini che giocano con il mazzafrusto a tre teste e la stella. (Foto n. X- File: Religione2.JPG), elementi questi che figurano nello stemma dei Pallotti di Caldarola, famiglia d’origine della consorte di Girolamo Fabbri. È evidente pertanto che questa fosse la stanza dedicata alla signora. Nel salone centrale colpisce immediatamente l’immagine di un personaggio a figura intera che si affaccia da una porta dipinta.(Foto n. X- File: Ritratto.jpg) Alcuni vi hanno voluto vedere l’autoritratto del pittore, ma sembra più probabile che vi sia raffigurato il proprietario Girolamo Fabbri che si affaccia ad accogliere gli ospiti.

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    La decorazione del soffitto è ricchissima. Al centro della volta (Foto n. X file: Salone.jpg ) è raffigurato il giudizio di Salomone e ai lati il taglio dei capelli di Sansone, Susanna e i vecchioni, Giuseppe e la moglie di Putifarre e David che osserva Betsabea al bagno. Nelle vele sono dipinti quattro stemmi cardinalizi e gli stemmi delle famiglie che si sono succedute nella proprietà della villa. Negli stemmi dei cardinali è ripetuto tre volte lo stemma dei Barberini, attribuibile al card. Antonio (creato nel 1624 dal papa Urbano VIII suo fratello e morto nel 1646), il quarto è attribuibile al card Giovanni Evangelista Pallotti (cr. 1587 †1620), arcivescovo di Cosenza, zio di Camilla, moglie di Girolamo Fabbri. Le api degli stemmi dei Barberini sono chiaramente ridisegnate sopra ad altri stemmi preesistenti. In uno si intravede metà dello stemma dei Medici sottostante e l’altra metà illeggibile. Probabilmente vi erano ritratte le insegne di un cardinale creato da papa Medici. Più in basso degli stemmi dei cardinali si vedono blasoni più piccoli delle famiglie Venturini-Jacobilli, Carrara-Venturini, Carrara–Della Porta e Carrara–Rodiani, tutti logicamente posteriori alla decorazione originale. Ai lati di ogni coppia di stemmi sono dipinte le allegorie della Nobiltà e Prudenza, Pace e Amicizia, Concordia e Tranquillità, Magnificenza e Liberalità. La Magnificenza sostiene con la sinistra un pannello ove è disegnata la pianta di un edificio che può identificarsi con la rinascimentale villa di Poggioreale di Giuliano da Maiano, rilevata e pubblicata dal Serlio.

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    Nel soffitto della sala successiva vi sono raffigurati cinque santi eremiti con lunghe didascalie inneggianti alle loro opere e nei pennacchi quattro grandi stemmi cardinalizi, ciascuno tra due figure allegoriche. Al centro della volta è raffigurato Paolo eremita (Foto n. X – file: SPaolo.jpg ) e ai lati Girolamo, Onofrio Macario e Antonio. Tra le allegorie della Parsimonia e della Ricchezza è raffigurato lo stemma del card Francesco Mantica (creato 1596, †1614), tra la Carità e la Vigilanza lo stemma del card. Alfonso Visconti (cr. 1599, †1608) tra la Fedeltà e l’Affabilità lo stemma del card Erminio Valenti di Trevi (cr. 1604 †1618) e infine tra la Continenza e la Verginità lo stemma del card. Camillo Borghese (cr. 1596, eletto papa con il nome di Paolo V nel 1605). Considerate le date suddette il periodo in cui tutti i prelati in esame sono stati investiti contemporaneamente della dignità cardinalizia si colloca tra la nomina del Valenti (giugno 1604) e l’elezione al papato del Borghese (maggio 1605). Pertanto l’esecuzione delle pitture di questa sala dovrebbe collocarsi in tale arco di tempo, peraltro perfettamente in accordo con quanto rilevabile da altre fonti. Purtroppo la pittura di San Girolamo è stata molto danneggiata dall’umidità dovuta alla perdita di un bagno nel piano superiore, verificatasi presumibilmente dopo il 1950.

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    La sala successiva, contigua all’atrio, è dedicata alla santità tutta al femminile. Al centro della volta campeggia un grande ovale con le quattro sante in gloria, ai lati scene della vita di S. Maria Egiziaca, S. Sofronia Tarentina, S. Maria Maddalena e S. Dimpna (Foto n. X- File: 4Sante.JPG). Al bordo inferiore di ciascuna immagine, cartigli recano estese didascalie in caratteri capitali su quattro righe inneggianti alle gesta delle protagoniste. In corrispondenza degli spigoli sono raffigurate le allegorie dell’Obbedienza, della Povertà, della Castità e della Serenità (Contemptus mundi). Forse in origine questa sala fungeva da cappella.

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    Interessante è la decorazione del soffitto di un piccolo locale che prospetta a sud. (Foto n. X – File: Studio.jpg) Probabilmente in origine era uno studiolo, poi destinato ad uso diverso, ora ridotto a servizio igienico. Al centro della volta, in un ovale, il dipinto seicentesco ritrae S. Francesco che riceve le stimmate, mentre ai lati sono raffigurati San Venceslao, stemmi con aquila coronata e il leone di Boemia, opere indiscutibili dei pittori della cappella o delle pareti esterne. Certamente nel secondo decennio del Novecento i Boemi fecero restaurare le decorazioni antiche, sia deperite per l’ingiuria del tempo, sia danneggiate da vari interventi di consolidamento resisi necessari per i danni dei terremoti nel corso dei secoli. Nelle pareti esterne infatti sono visibili tre serie di tiranti o “catene”, apposte in epoche diverse, la cui posa in opera non può essere stata completamente innocua per le decorazioni interne. Comunque tali interventi, evidentemente ben eseguiti, ci permettono di apprezzare e godere perfettamente la decorazione della villa. Ora non manca che il restauro delle pitture esterne per il recupero totale di questo pregevole edificio.

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  • 17° centenario di Sant'Emiliano

    Centenario del martirio di Sant’Emiliano

    24-28 gennaio 2003 – Programma completo

    Venerdì 24 gennaio
    ore 12,30
    Solenne esposizione della statua.
    24-25-26 gennaio
    ore 18
    Solenne triduo di preparazione predicato da Mons. Luigi Piccioli.
    Messa con Omelia
    Sabato 25 gennaio
    ore 21
    Concerto vocale in duomo dei Cantori di Cannaiolagruppo polifonico comunale di Trevi, diretti dal M° Francesco Corrias
    Domenica 26 gennaio
    ore 16,30
    Sala Conferenze di S. Francesco – Conferenza del p.Vasken Nanyan, del Catolicossato Armeno “Identità del popolo di Sant’Emiliano e presentazione della liturgia armena
    Lunedì 27 gennaio
    ore 18
    Primi Vespri Pontificali presieduti da S.E. Mons. Riccardo Fontana arcivescovo
    Offerta dell’olio per la lampada votiva al Santo Patrono, da parte del Comune di Trevi
    ore 18,45Solenne processione dell’Illuminata
    Lunedì 27 gennaio
    ore 18
    Primi Vespri Pontificali presieduti da S.E. Mons. Riccardo Fontana arcivescovo
    Martedì 28 gennaio
    ore 10
    Palazzo Comunale – Ricevimento ufficiale da parte dell’Amministrazione Comunale degli Illusttri ospiti dell’Armenia, Patria di S. Emiliano
    ore 11Divina liturgia Pontificale in rito armeno celebrata da S. E. Rev.ma mons. Nerses Der Nersessian, Arcivescovo titolare di Sebaste degli Armeni, Ordinario per gli Armeni Cattolici dell’Europa Orientale. Coro e servizio pontificale del Pontificio Collegio Armeno di Roma

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  • Mostra Parallel Time

    PARALLEL TIME
    Cinque Artisti Australiani in Umbria
    Chiostro di S. Francesco: 11 ottobre – 9 novembre 1997

    ?la prima volta che la Raccolta d’Arte di San Francesco ospita una mostra di pittura contemporanea.
    L’evento eccezionale ?stato determinato da due fattori: l’Australia quale Paese ospite della edizione 1997 di Appuntamenti d’Autunno e la presenza in Umbria di cinque artisti che hanno maturato la loro formazione in Australia.

    Poich?l’arte contemporanea consiste spesso nello scavalcare le linee di confine, questa mostra delle opere di artisti nati in un continente diverso da quello in cui ora vivono sembra proprio voler dimostrare che certi confini, dopotutto, sono fatti per essere attraversati. (Jonathan Turner, Prefazione al Catalogo).

    Trevi, Italy. Mostra di pittura Parallel time - Diego Latella

    Diego Latella

    Nasce in Cina nel 1948 e nel 1950 emigra in Australia. Si ?formato al

    East Sydney Tecnical College,

    al

    Arts Students League

    e al

    Pratt Graphics Institute di New York.
    Attualmente vive e lavora tra Perugia e Sydney.

    Trevi, Italy. Mostra di pittura Parallel time - Diego Latella, Mimetizzazione, (preview) Clicca per vedere l’opera

    Trevi, Italy. Mostra di pittura Parallel time - Neil Moore.

    Neil Moore

    ?nato a Oxford, Inghilterra, nel 1950. Nel 1952 torna in Australia dove studia Storia dell’Arte alla Sydney University. Dopo gli studi inizia la sua attivit?artistica prima come illustratore per giornali australiani; poi comincia a dedicarsi all’incisione. Negli anni 1984-1987 lavora in Francia, Italia e Germania. Nel 1988 si stabilisce definitivamente in Italia ed inizia a dipingere a olio. la sua attivit?spazia dall’incisione alla pittura, collaborando con case editrici, giornali e riviste italiane.

    Trevi, Italy. Mostra di pittura Parallel time - Antonio Muratore.

    Antonio Muratore

    ?nato a Reggio Calabria nel 1947, trasferendosi in Australia all’et?di sei anni. si ? formato a Melbourne al

    Preston Institute of Technology

    Royal Melbourne Institute of Technology

    . ?conosciuto come pittore e incisore. Ha lavorato e insegnato in Australia, india e Italia. Dal 1990 vive fra Melbourne e Pietrafitta (Umbria) dove ?direttore del

    Rigalto Art Studios

    .

    Trevi, Italy. Mostra di pittura Parallel time - Virginia Ryan.

    Virginia Ryan

    Nata a Victoria, Australia. Si ?formata alla

    National Art School

    di Camberra e alla

    School of Art Therapy, Edinburg University Settlement

    (95).

    Dal 1981 ?vissuta in Australia, Egitto, Brasile, Yugoslavia, Scozia e Italia.

    Attualmente vive e lavora a Trevi.

    Trevi, Italy. Mostra di pittura Parallel time - Richard Asinari di San Marzano.

    Richard Asinari di San Marzano

    Nato A Birmingham nel 1952, ?vissuto in Inghilterra, Vietnam, Australia e Italia. Si ? formato in Australia alla

    Art School at James Street

    di Perth e all’

    East Sydney Technical College

    di New South Wales.

    Vive e lavora a Spoleto.

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  • Mostra Parallel Time – Diego Latella

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    TREVI – Mostra Parallel Time – Diego Latella

    Trevi, Italy. Mostra di pittura Parallel time - Diego Latella, Mimetizzazione.

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  • Mostra Parallel Time – Neil Moore

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    TREVI – Mostra Parallel Time – Neil Moore

    Trevi, Italy. Mostra di pittura Parallel time - Neil Moore, Sentinel.

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