Acquedotto del Clitunno – Appello di D. Aurelio Bonaca

Chiesa di S. Pietro in Bovara Inaugurazione Nuovo altare (1914)

[Nota: Riproduzione a stampa del discorso ufficiale per l’inaugurazione dell’altare.
L’oratore cita ben 10 volte il Crocefisso, poichè era vivissima in Bovara la devozione al SS.mo Crocefisso, esternata specialmente nelle feste quinquennali.
D. Benedetto Fabrizi notissimo dinamico parroco di Campello Alto era conosciutissimo anche a Trevi per aver più volte officiato in Pigge e Bovara.

Don. Benedetto Fabrizi

Per la

Solenne inaugurazione

del nuovo artistico altare

della Chiesa Abbaziale di Bovara (Trevi)

18 Maggio 1914

Foligno

Prem. Stab. Tip. G. Campi

1914

Eccellenza, miei fratelli, Non è possibile, assistere alla pia cerimonia che oggi qui ci raccoglie, senza sperimentare nell’anima una religiosa compiacenza, senza sentire spontanea e irresistibile sul labro una parola d’ammirazione e di encomio. Questa folla infatti che invade questo magnifico tempio, l’eletto stuolo di sacerdoti qui convenuti, la vostra augusta presenza, o Monsignore; tutto ciò forma uno spettacolo che profondamente commuove. E più intensa e più viva la commozione invade l’anima mia, suscitandosi in essa dolci ricordi, emozioni indicabili, rivelando il pensiero a quei giorni in cui io qui arrecai i novelli ardori del mio ministero, le trepide primizie del mio apostolato. Ma perché, dunque, questa festa? Perché questa gioia, questi canti? Perché questa magnifica solennità?… Ah! Onore a voi, piissimi Bovaresi, che oggi vedete finalmente realizzato il sogno di tanti anni, e siete felici di potere offrire al vostro SS. Crocefisso in segno di riconoscenza e di pietà profonda questo nuovo splendido altare, il dono più bello, il simbolo più augusto dell’omaggio che la creatura può tributare al suo Dio. Onore a voi che sapete sempre mostrarvi così generosi, così zelanti, quando si tratta del decoro della vostra bella chiesa, e della gloria del vostro Crocefisso. Oh, lasciate dunque, che io mi rallegri e mi commuova con voi per il magni[fi]co spettacolo di civiltà e di fede che oggi date luminosamente. Sì, con la presente solennità voi oggi celebrate un duplice rito: una festa di arte, un trionfo di fede. *** Quando, fino a ieri, un visitatore intelligente, varcava la soglia di questa chiesa, si sentiva come rapito innanzi alla maestosa semplicità, dei suoi archi e delle sue colonne, ma non appena spingeva lo sguardo in fondo, doveva con meraviglia constatare come quell’altare così squallido così povero fosse in troppo stridente contrasto con 1’armonie architettoniche della vetusta chiesa bazjale ed era costretto ad esclamare: peccato che questa chiesa non abbia un altare

— 6 — degno di lei. E voi, o Bovaresi, ascoltavate con secreto rincrescimento la giusta osservazione, ma giuraste in cuor vostro di non volerla più oltre sentire. Ed ecco, che non appena il vostro indefesso parroco — a cui va data la maggior parte di onore e di merito in quest’opera — raccogliendo anche il vivo desiderio dei suoi predecessori, lanciò a voi l’appello per l’erezione del nuovo altare, voi con slancio e compattezza non nuovi, è vero, ma sempre mirabili, rispondeste, plaudenti, al suo invito. Ed allora con rapidità prodigiosa, il nuovo altare fu disegnato, fu costruito, fu adornato, fu benedetto, fu consacrato ed oggi su di esso, umido ancora delle aspersioni e delle unzioni che l’hanno santificato si celebra per la prima volta, l’incruento sacrificio della redenzione. E così, o Bovaresi, voi avete orinai tutto ciò che può lusingare il vostro nobile orgoglio di cristiani e di paesani. Avete il vostro bel campanile che agile ed elegante si slancia verso il ciclo come un indice eretto che vi addita la patria; avete il concerto meraviglioso delle vostre campane, che diffondono le loro armonie lontano lontano, ai campi, ai clivi di quest’Umbria incantata, suscitando negli uomini e nelle cose brividi di gioconda letizia : avete il nuovo fonte della rigenerazione dove i vostri figli divengono figlioli di Dio ed eredi del paradiso, avete questa bella chiesa, poema immortale di fede e di storia, avete sopratutto quella divina taumaturga imagine di Gesù Crocefisso, che forma la vostra gloria più grande: vi mancava soltanto l’ornamento più bello del tempio, o meglio ciò; che rappresenta il tempio tutto intero, vi mancava un altare che fosse in piena armonia in questo ambiente di pietà e di arte, ed ecco che il nuovo altare è sorto, bello, raggiante di lumi, profumato d’incensi, degna e stupenda corona a tanta gloria di monumenti e di ricordi. Onore dunque a voi, o Bovaresi — io voglio gridarlo ancora un’altra volta — onore a voi che avete saputo preparare questa festa di civiltà e di arte. *** Io penso, però, che la maggior parte di voi non sarebbe oggi qui raccolta per una semplice festa di arte, se questa solennità non avesse anche un profondo significato religioso, e considerata sotto questo aspetto io dico che questa festa è un trionfo di fede. Se io domandassi oggi a ciascuno di voi: perché s’è costruito questo nuovo altare, voi tutti con lo stesso grido risponderete: in onore del nostro SS- Crocefisso. Ecco, dunque, il vero, il santo, il profondo motivo di questa solennità: 1’omaggio e la gloria a Gesù Crocefisso, e questo è ciò che propriamente vi rende nobili, ammirabili, o Bovaresi. In questi tempi, in cui una raffica d’empietà e di guerra feroce a Cristo imperversa dovunque con un crescendo spaventevole, è oltremodo commovente, ed encomiabile lo spettacolo di un popolo, che in un sol cuore si unisce per edificare a Cristo un monumento di pietà e di devozione. Ed oh! quale storia di sacrifici e di stenti potrebbero narrare le pietre di quell’altare. Là v’è l’obolo sonante e fastoso del ricco, ma v’è sopra tutto la

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sudata moneta del povero operaio, della vedova, del fanciullo, i quali si sono sentiti felici di dare la loro modesta, ma generosa offerta. E

fu senza dubbio, ispirato pensiero quello di raccogliere i nomi degli oblatori, e deporli sotto la pietra di quell’altare, accanto alle reliquie dei santi, affinché si abbiano perenne la benedizione di Dio, e l’ammirazione devota dei posteri. E quando, o miei fratelli, la sventura, le passioni o la malvagità degli uomini tenteranno di opprimervi e quasi di stritolarvi, non temete, ma ricordatevi che il vostro nome è sotto lo sguardo e la protezione di Gesù Crocefisso, ed un raggio di nuova speranza tornerà a brillare nelle anime vostre.

Trionfo di fede, è questa solennità, celebrata qui ove, un giorno si offriva incenso a numi bugiardi, qui dove erravano ai roridi pascoli i bei giovenchi che fatti candidi nei lavacri purissimi del fiume Clitunno, s’inviavano, coronati di mirto, vittime gloriose agli dei della grande Roma. Ma sparvero gl’itali iddii, crollarono i loro delubri

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, e sulle rovine di quella religione e di quella civiltà si innalzò vittrice la croce del Nazareno, che l’onda di venti secoli non ha pur anco scossa, né scuoterà giammai. E sotto lo sguardo di questi archi e di queste colonne, che videro forse le abominazioni di quei riti, oggi qui si rinnuova, un episodio modesto, ma altamente significante, dei trionfi dei Cristo re immortale dei secoli…

***

Affinchè, però, o miei fratelli, questa vostra solennità non sia semplicemente l’eco di un suono clic si perda co! tramonto di essa, è necessario raccogliere il mistico significato che l’altare deve avere per ogni anima cristiana. L’altare visibile, dev’essere simbolo dell’altare spirituale che ognuno di noi deve erigere nel proprio cuore. E come voi voleste quell’altare dedicato a Gesù Crocefisso, così nei vostri cuori innalzate un mistico altare in cui Gesù trovi il suo trono di amore. Al Crocefisso non rinnoviamo le battiture crudeli, non le derisioni e gli oltraggi; a Gesù assetato del nostro amore non offriamo fiele ed aceto, ma con Maria e con Giovanni confortiamolo compensandolo di tanti oltraggi che riceve dai suoi nemici, con la penitente di Magdala versiamo amare lacrime sui nostri peccati, col buon ladrone preghiamolo che ci salvi. Sempre così, o Bovaresi, amate il vostro SS. Crocefisso; Egli è stato sempre la vostra più sicura difesa, e lo sarà ancora nell’avvenire, se voi saprete meritarlo. Tutti i paesi lontani e vicini, v’invidiano questo divino tesoro, ebbene, non ve ne rendete indegni, e conservate in mezzo a voi, intemerata e viva, la fede dei padri vostri.

Così il ricordo di questo giorno resterà indelebile nei nostri cuori, e tutti potremo sperimentare l’abbondanza delle celesti benedizioni che da quell’altare si diffonderanno su noi tutti. Oh! si, che tutti quelli che si avvicineranno a quell’altare, che lo toccheranno, che lo baderanno, che l’abbraccieranno, abbiano lo slancio di quella devozione che attirava il santo re David verso i tabernacoli di

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Dio; e tutti coloro che comprendono e gustano le delizie dell’altare, ne partano con frutti abbondanti di santità, e dì virtù.

O Gesù, o miracoloso Crocifisso di Bovara, guarda oggi questo popolo che prostrato a’ tuoi piedi, ti offre con l’omaggio del cuore il nuovo altare che per te ha edificato. Gradisci, o Signore questa offerta, che innanzi a tutti altamente proclama ancora una volta quanto ti voglia bene, e quanta fiducia riponga in te questo devoto popolo. O Croceflsso santo, ascolta la preghiera che io sento nel cuore, e che t’innalzo per questo popolo eh’è tua eredità. Vedi come esso è orgoglioso di te, come si commuove per te, come ti festeggia. Esso ti ama, ti sente nella sua coscienza, nelle sue speranze incrollabili. Ebbene tu continua ad amarlo, a proteggerlo, e spargi le tue benedizioni, su di esso, sulle sue famiglie, sulle sue campagne. Apri, o bel Crocefisso, apri le braccia, e stringilo in un amplesso sfavillante di potenza e di amore. Sempre così ti senta la tua Bovara, affinché mai dal suo labbro cada l’eterno cantico della speranza e dell’amore; in te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai salvati;

in te speraverunt patres nostri, speraverunt et liberasti eos

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Campello superiore, 10 Maggio 1914.

D. BENEDETTO FABRIZI

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Note

1) D. Benedetto, cultore di belle lettere e teologia, non si lascia sfuggire l’occasione per condannare il massone Carducci, riportando le stesse parole “gl’itali iddii”, i “delubri” usate dal poeta nell’ode “Alle fonti del Clitunno“.